For those of you who don’t read wop, copy and paste into google translate. The title is: The Sadness of the Italian. The 8 minute video is basically Bisanti saying how in general most people are terribly unhappy with their marriage and children because they are no longer free.
Ho guardato questo video di Pietro Bisanti. Otto minuti, che incapsulano un po’ l’Italia in generale.
Bisanti è un personaggio interessante. È stato Carabiniere per (mi pare) oltre 20 anni, diventando maresciallo, e poi ha lasciato tutto per diventare un consulente legale e fare incontri di igenismo (dieta, salute del corpo e mente, etc).
Quelli che mi conoscono sanno bene che io del igenismo ne so poco, ed è comunque un argomento, a mio avviso, dove se qualcuno davvero sà qualcosa di utile, è difficile capirlo. Credo che Pietro abbia trovato un suo equilibrio in questo campo, e di sicuro potrei migliorare la mia salute (idealmente mangerei solo pesce e acqua, e quando ho vissuto a Venezia e ho fatto così, stavo molto bene).
Comunque l’argomento qui è ben diverso, e su questo, mi permetto di criticare, in modo positivo, quello che dice Pietro riguardo la famiglia.
In sunto, lui non è che sia contro la famiglia, anzi, lo dichiara proprio che non lo è, ma piuttosto, fa un avviso che la maggior parte degli Italiani in coppia, sono dei disperati infelici, che si sentono intrappolati come topi in gabbia dalle lore vite malsane.
E questo è vero. Ma lo era vero anche 30 anni fa.
All epoca ho notato che l’Italiano medio era un povero oppresso. Un ometto che doveva sopravvivere in costante compressione. Da un economia e governo di merda che lo calpestavano da sempre, a tradizioni sempre più taglia-palle (evirazione per voi più colti) che alla fine stritolavano l’anima.
Grazie a quel pazzo con tutti i suoi difetti che è mio padre, io ero cresciuto dall’età di quattro anni, in Africa ancora nera. Nel senso di buio e situazioni che all’europeo medio sembrano da film o assurde ma che per me erano quotidiane e comunque di vita reale. In Italia, dai 19 ai 30 anni o giù di lì, quando visitavo, vedevo invece uomini che si preoccupavano di avere la cravatta in sintonia con le calze. Cosiddetti “adulti” che parlavano di tutto e di più incluso di situazioni Africane che avevano visto solo su TG1 come se fossero degli esperti in materia. Le donne dipinte e “serie” che alla fine, povere insoddisfatte, erano rimaste inacidite dalla vita primariamente perché nessuno le sbatteva a suon di cazzo come si deve.
Mi faceva sia ridere che tristezza come queste “signore” tutte ben-tirate, e di una tristezza interiore palpabile, si accendevano in un lampo, quando, (apposta, e fatto proprio per constatare da me stesso se queste erano donne o manichini da negozio ben arredati), a prescindere da se erano “accompagnate” (verso la tristezza eterna a giudicare dai loro occhi morti) o meno, agivo in un certo modo, teoricamente “scorretto”.
Guardarla negli occhi, con un lieve sorriso, dopo una brevissima ma reale “guardatina” al suo corpo ben tirato e ben vestito e i suoi capelli ben pinzati e occhi ben dipinti, e anima fredda che ti guarda come dall’alto, e tenerla lì con lo sguardo quel battito o due in più che le facevano dubitare… Ma…questo chi è? È un maniaco? Perché non ha già guardato altrove? Non è intimidito…
E poi magari dicevo qualcosa di taboo in quell’ambito. A prescindere se il marito era lì o meno, anzi, di solito, dopo le mie accertazioni lo facevo apposta con il marito o compagno lì. Per carità umana.
“Hmmm… complimenti alla mamma però. Ti ha fatto proprio bene.”
E mentre rimaneva a bocca aperta, senza sapere cosa dire, il marito similmente muto, aggiungevo oltre: “E poi, sei proprio tutta ben compressa per bene, ma secondo me…(sguardo diretto al marito) tuo marito è molto fortunato anche nella camera da letto, a porte chiuse ovviamente!” E alzavo le mani in finta arresa/scusa per il mio comportamento da “selvaggio” senza educazione. Quando andava bene, i mariti si svegliavano sorridenti, le donne arrossivano un po’ ma soddisfatte, e io mi auguravo che almeno quella sera lì scopassero come Dio comanda ai mandrilli.
Purtroppo, tante volte, la donna abbassava gli occhi e con un sorriso triste diceva qualcosa come “Eh… magari. Se solo fosse…” O peggio, lo faceva il marito. E li, la mia anima selvaggia pensava che forse, un colpo di .45 in testa sarebbe stata una morte più dignitosa.
È vero quello che dice Bisanti. L’infelicità e ovunque. La stupidità umana, come ho capito da ragazzino (e prima che avessi letto il detto di Einstein) è l’unica cosa che è veramente infinita.
Le nostre piccolezze, e debolezze e cattiverie e egoismo e schifezze di carattere sono una montagna di schifo che ci trasciniamo dietro tutti.
Eppure, nonché io sia diventato Cattolico solo nel 2017, (Sedevacantista perchè sono gli unici Cattolica rimasti, gli altri sono dei poveri ignoranti che non hanno nessuna idea della lora teorica religione, che seguono un satanico pro-pederasta maledetto che fa finta di essere Cattolico, tantomeno Papa) si vede che lo spirito di crociato, l’ho sempre avuto.
Anche quando ero ateo, e poi Zen-Agnostico per la maggior parte della mia vita, ho sempre, sempre, sempre, creduto che se non fosse per l’amore, per la passione interna di VIVERE, la vita non avrebbe nessun senso.
Mi ha fatto ridere quando qualche anno fa, ricercando la storia dei miei antenati ho scoperto che il mio ramo di famiglia d’argento, erano ancora patrizi anche se il ramo d’oro erano marchesi, ma la cosa interessante era il motto della nostra araldica: Omnia Vincit Amor.
Tutto vince l’amore.
Del resto il nostro nome, Filo, e greco per Amico. Amore.
Ed è così.
Bisanti è uno interessante perché anche lui, ha l’anima guerriera. Non la scegliamo noi, siamo semplicemente fatti così. Dentro abbiamo una fiamma che non si spegne. Bisanti ha fatto la sua vita, e presumo che da carabiniere di cose sull’umanità ne ha viste tante, che vuol dire, che anche lui, ha “lavorato” nelle fognature. Ma qualcuno lo deve fare, e se è vero che il più delle volte è tutta merda, se sei intelligente, la fognatura ti fa anche apprezzare meglio un tramonto. Una bella ragazza che ti sorride. Un bambino che rincorre un pallone.
La TV, I giornali, tutto e tutti, ti perseguitano e fanno sentire che non hai abbastanza, e devi correre di più.
E io, invece, sto benissimo sotto una pianta nella Savannah Africana e mi divertirei tutto il giorno a far vedere a mio figlio e le mie figlie i diversi tipi di scarafaggi che si trovano la.
È facile? No. Ho due divorzi alle spalle, 5 figli/e di cui solo 3 condivisi con la mia attuale moglie. Ci sono stati litigi? Tanti. Tribunali? Si.
Ho 53 anni e ho traslocato 54 volte.
Ho passato anni a divertirmi con tante donne carine e divertenti e abili a letto e anche fuori. Ma alla fine, al contrario dell’Italiano medio, ero arrivato a un punto dove potevo più o meno fare quello che volevo. Viaggiare dove volevo, avere gli hobby che volevo. E mi sbattevo una figona dopo l’altra e le cambiavo appena mi irritavano, cosa che i vicini di casa hanno notato al punto da venirmi a chiedere come facevo perché loro erano a secco da mesi e io ne avevo una nuova ogni due o tre giorni.
A un certo punto mi sono reso conto che mi stavo annoiando. Le avventure erano tutte simili. Vado a vedere il Giappone, o faccio la guardia del corpo in Africa, o insegno Systema a Londra o Karatè a Città del Capo, o vado a caccia di animali o di fiche. E alla fine? È tutta distrazione. Ho imparato tante cose e letto tantissimi libri, ma non ci sono più giungle inesplorate e nessuno mi vuole dare una navicella antigravità per andare a visitare altri pianeti. Cosa rimane?
Una famiglia. Ed è vero. È indubbiamente l’avventura più grande.
Sai come si definisce una vera avventura? Un disastro che riesci a sopravvivere e poi racconti. E stato un macello. Piuttosto che subire certi dolori che ho subito avrei preferito mi fosse saltata via una gamba in Afghanistan o in qualche merda di posto. Ma… me ne pento? No.
Ho una figlia che adoro da una donna che per me non esiste più come io non esisto per lei. Una figliastra dalla mia terza moglie che, come la mia di figlia, ha complicato le cose tra noi in tanti modi, e un figlio di quattro anni e due figlie una di due anni e mezzo e l’altra di sette mesi, con la mia presente moglie.
È facile? No. Anche lì, spesso sarebbe più facile per me, di sicuro, fare il cecchino in una trincea Russa o Afghana o in culo ai lupi.
Ma ne vale la “pena”? Si. Mille volte si.
E cambierei qualcosa? Certo. Vorrei avere qualche milione di Euro in più, che aiuterebbe tutto di sicuro. E ci permetterebbe di fare cose in più, ma anche lì primariamente per loro, perché io di viaggi ne ho gia fatti tanti, ma vedere le loro espressioni quando imparano e vedono cose nuove è fantastico.
Non è la vita che ci fa infelici. Siamo noi e le nostre menti piccole e spiriti assediati e rimpiccioliti. La gente pensa che la felicità sia avere la libertà di fare tutte le perversioni che vogliono senza ostacoli. E non è lì. O i soldi, e certo aiutano in questo mondo malsano e caduto, ma non è lì.
E si tua moglie può essere una spacca-cazzo noiosa. E tu un represso attristito. Certo. O puoi capire, frocietto, mezza-sega di “uomo” che la vera felicità viene dal DECIDERE. Dal darti tutto, cuore, corpo e anima, e se e quando perdi la partita, come dice il poema IF di Rudyard Kipling, ricominci da capo con attrezzi rotti e nervi usurati, senza lamentarti e continuando.
Perché la vita non é il cercar di “essere felici”. Poveri mentecatti intellettuali. La vita è il VIVERE.
Sei in un mare di merda? Nuota! Sei triste? Cambia! E alla fine, se incominci a capire quello, capisci che il Cristianesimo ha ragione. Il sacrificio è un dono. Quando smetti di lamentarti come un effeminato che si piscia addosso all’idea di attraversar la strada da solo, e accetti che devi scavalcare montage usando le unghie e i denti e muscoli che non hai, allora, poi, incominci a capire il vero senso della vita.
Ma se mi sposo poi posso essere infelice? Si.
Ma se divorzio poi posso perdere la casa e/o i figli? Si.
Ma se ho dei figli poi magari sono una merda di padre? Si.
Ma se… Si. Si. Si.
Alzati, ignobile verme. Mettiti in piedi. Schiena dritta. Cammina, codardo.
Voi lì, sofferenti, pensate che il picco della civiltà siamo noi. Poveri idioti.
Il picco della civiltà era il 1095. Quando Cristiani credenti hanno venduto tutto ciò che avevano e sono andati a spaccare il culo ai mussulmani che saccheggiavano, violentavano, rapivano e schiavizzavano i Cristiani da quasi 400 anni.
E l’hanno fatto non per soldi o gloria personale, ma nel più dei casi perché erano credenti prima, e poi, in cerca di gloria solo al secondo o terzo posto. Studia la storia vera di cosa è successo nelle crociate. Studia l’assedio di Malta del 1565. Studia Leonida e i suoi 300 (più qualche migliaia di “Greci”).
Perché sei così debole, Italiano? Eravate un Popolo di gente che tagliava una collina e importava il marmo da centinaia di chilometri per farsi una villa senatoriale sui giardini Palatini.
I miei antenati, per leggenda, erano i Troiani, che hanno perso la lora guerra e loro città e terre per “amore” o una bella fica, e a giudicare dai miei antenati più vicini, e anche me stesso, ci stá. Ma siamo anche stati Normanni e Franchi. Veneti da tante generazioni. E crociati che stavano ritornando in Italia nel 1200. E si, siamo una stirpe di gente che non sa stare fermi, che esplora, conquista o si difende e sono stati bravi a uccidere e lottare per generazioni. Ma per necessità non intenzioni maligne dall’inizio.
E tu chi sei? E non importa se non sai la storia della tua gente. Perche alla fine, chi sei tu, lo decidi tu.
Tu chi sei Italiano?
Perché cosi piccolo di anima? Perché così debole?
Perché e difficile? Ma poverino. Fa la bua!
Nella chat di Bisanti, su 159 commenti, c’erano solo 3 persone che avevano una visione positiva della coppia e del procreare. Tanti erano “felici” di essere “liberi”. E uno, povero diavolo, era così sconfitto che si era arreso al non procreare al essere solo, senza amore, senza vita. In essenza, aspettando di morire e estinguere la sua linea.
E Klaus Schwab sorride. E la gente come lui continuerà a farlo, come ha sempre fatto, fino a che qualche barbaro biondo non gli staccherà la testa dal collo a calci. Ma ovvio, al presente andare degli Europei, il barbaro sarà un africano o arabo, possibilmente analfabeta, che arriverà a lui dopo che migliaia di loro sono morti cercando di scavalcare il recinto e andare oltre il suo esercito privato.
Quindi, Italiano. Alzati.
Hai tre scelte:
1. Rimani inerte. E scomparisci dalla nostra terra tu e tutto il tuo DNA, per sempre, come nebbia grigia di notte che scompare senza che nessuno senta neppure una lamentela.
2. Diventa schiavo come ti vogliono e esiti un po’ di più. Allo stesso modo che dura un po’ di più un topo di laboratorio.
3. Alzati. Combatti. Procrea. Costruisci un modo di uomini che scelgono di essere “schiavi” del loro dovere come uomini, di essere protettori di amore, giustizia, onore, famiglia.
E se sei già così morto dentro che non osi neppure rischiare, togliti dalla mia strada. Non conti. Sei solo sfumature nella distanza in un dipinto di cui non sai e non saprai mai, nulla.
La Tristezza del’ Italiano
For those of you who don’t read wop, copy and paste into google translate. The title is: The Sadness of the Italian. The 8 minute video is basically Bisanti saying how in general most people are terribly unhappy with their marriage and children because they are no longer free.
Ho guardato questo video di Pietro Bisanti. Otto minuti, che incapsulano un po’ l’Italia in generale.
Bisanti è un personaggio interessante. È stato Carabiniere per (mi pare) oltre 20 anni, diventando maresciallo, e poi ha lasciato tutto per diventare un consulente legale e fare incontri di igenismo (dieta, salute del corpo e mente, etc).
Quelli che mi conoscono sanno bene che io del igenismo ne so poco, ed è comunque un argomento, a mio avviso, dove se qualcuno davvero sà qualcosa di utile, è difficile capirlo. Credo che Pietro abbia trovato un suo equilibrio in questo campo, e di sicuro potrei migliorare la mia salute (idealmente mangerei solo pesce e acqua, e quando ho vissuto a Venezia e ho fatto così, stavo molto bene).
Comunque l’argomento qui è ben diverso, e su questo, mi permetto di criticare, in modo positivo, quello che dice Pietro riguardo la famiglia.
In sunto, lui non è che sia contro la famiglia, anzi, lo dichiara proprio che non lo è, ma piuttosto, fa un avviso che la maggior parte degli Italiani in coppia, sono dei disperati infelici, che si sentono intrappolati come topi in gabbia dalle lore vite malsane.
E questo è vero. Ma lo era vero anche 30 anni fa.
All epoca ho notato che l’Italiano medio era un povero oppresso. Un ometto che doveva sopravvivere in costante compressione. Da un economia e governo di merda che lo calpestavano da sempre, a tradizioni sempre più taglia-palle (evirazione per voi più colti) che alla fine stritolavano l’anima.
Grazie a quel pazzo con tutti i suoi difetti che è mio padre, io ero cresciuto dall’età di quattro anni, in Africa ancora nera. Nel senso di buio e situazioni che all’europeo medio sembrano da film o assurde ma che per me erano quotidiane e comunque di vita reale. In Italia, dai 19 ai 30 anni o giù di lì, quando visitavo, vedevo invece uomini che si preoccupavano di avere la cravatta in sintonia con le calze. Cosiddetti “adulti” che parlavano di tutto e di più incluso di situazioni Africane che avevano visto solo su TG1 come se fossero degli esperti in materia. Le donne dipinte e “serie” che alla fine, povere insoddisfatte, erano rimaste inacidite dalla vita primariamente perché nessuno le sbatteva a suon di cazzo come si deve.
Mi faceva sia ridere che tristezza come queste “signore” tutte ben-tirate, e di una tristezza interiore palpabile, si accendevano in un lampo, quando, (apposta, e fatto proprio per constatare da me stesso se queste erano donne o manichini da negozio ben arredati), a prescindere da se erano “accompagnate” (verso la tristezza eterna a giudicare dai loro occhi morti) o meno, agivo in un certo modo, teoricamente “scorretto”.
Guardarla negli occhi, con un lieve sorriso, dopo una brevissima ma reale “guardatina” al suo corpo ben tirato e ben vestito e i suoi capelli ben pinzati e occhi ben dipinti, e anima fredda che ti guarda come dall’alto, e tenerla lì con lo sguardo quel battito o due in più che le facevano dubitare… Ma…questo chi è? È un maniaco? Perché non ha già guardato altrove? Non è intimidito…
E poi magari dicevo qualcosa di taboo in quell’ambito. A prescindere se il marito era lì o meno, anzi, di solito, dopo le mie accertazioni lo facevo apposta con il marito o compagno lì. Per carità umana.
“Hmmm… complimenti alla mamma però. Ti ha fatto proprio bene.”
E mentre rimaneva a bocca aperta, senza sapere cosa dire, il marito similmente muto, aggiungevo oltre: “E poi, sei proprio tutta ben compressa per bene, ma secondo me…(sguardo diretto al marito) tuo marito è molto fortunato anche nella camera da letto, a porte chiuse ovviamente!” E alzavo le mani in finta arresa/scusa per il mio comportamento da “selvaggio” senza educazione. Quando andava bene, i mariti si svegliavano sorridenti, le donne arrossivano un po’ ma soddisfatte, e io mi auguravo che almeno quella sera lì scopassero come Dio comanda ai mandrilli.
Purtroppo, tante volte, la donna abbassava gli occhi e con un sorriso triste diceva qualcosa come “Eh… magari. Se solo fosse…” O peggio, lo faceva il marito. E li, la mia anima selvaggia pensava che forse, un colpo di .45 in testa sarebbe stata una morte più dignitosa.
È vero quello che dice Bisanti. L’infelicità e ovunque. La stupidità umana, come ho capito da ragazzino (e prima che avessi letto il detto di Einstein) è l’unica cosa che è veramente infinita.
Le nostre piccolezze, e debolezze e cattiverie e egoismo e schifezze di carattere sono una montagna di schifo che ci trasciniamo dietro tutti.
Eppure, nonché io sia diventato Cattolico solo nel 2017, (Sedevacantista perchè sono gli unici Cattolica rimasti, gli altri sono dei poveri ignoranti che non hanno nessuna idea della lora teorica religione, che seguono un satanico pro-pederasta maledetto che fa finta di essere Cattolico, tantomeno Papa) si vede che lo spirito di crociato, l’ho sempre avuto.
Anche quando ero ateo, e poi Zen-Agnostico per la maggior parte della mia vita, ho sempre, sempre, sempre, creduto che se non fosse per l’amore, per la passione interna di VIVERE, la vita non avrebbe nessun senso.
Mi ha fatto ridere quando qualche anno fa, ricercando la storia dei miei antenati ho scoperto che il mio ramo di famiglia d’argento, erano ancora patrizi anche se il ramo d’oro erano marchesi, ma la cosa interessante era il motto della nostra araldica: Omnia Vincit Amor.
Tutto vince l’amore.
Del resto il nostro nome, Filo, e greco per Amico. Amore.
Ed è così.
Bisanti è uno interessante perché anche lui, ha l’anima guerriera. Non la scegliamo noi, siamo semplicemente fatti così. Dentro abbiamo una fiamma che non si spegne. Bisanti ha fatto la sua vita, e presumo che da carabiniere di cose sull’umanità ne ha viste tante, che vuol dire, che anche lui, ha “lavorato” nelle fognature. Ma qualcuno lo deve fare, e se è vero che il più delle volte è tutta merda, se sei intelligente, la fognatura ti fa anche apprezzare meglio un tramonto. Una bella ragazza che ti sorride. Un bambino che rincorre un pallone.
La TV, I giornali, tutto e tutti, ti perseguitano e fanno sentire che non hai abbastanza, e devi correre di più.
E io, invece, sto benissimo sotto una pianta nella Savannah Africana e mi divertirei tutto il giorno a far vedere a mio figlio e le mie figlie i diversi tipi di scarafaggi che si trovano la.
È facile? No. Ho due divorzi alle spalle, 5 figli/e di cui solo 3 condivisi con la mia attuale moglie. Ci sono stati litigi? Tanti. Tribunali? Si.
Ho 53 anni e ho traslocato 54 volte.
Ho passato anni a divertirmi con tante donne carine e divertenti e abili a letto e anche fuori. Ma alla fine, al contrario dell’Italiano medio, ero arrivato a un punto dove potevo più o meno fare quello che volevo. Viaggiare dove volevo, avere gli hobby che volevo. E mi sbattevo una figona dopo l’altra e le cambiavo appena mi irritavano, cosa che i vicini di casa hanno notato al punto da venirmi a chiedere come facevo perché loro erano a secco da mesi e io ne avevo una nuova ogni due o tre giorni.
A un certo punto mi sono reso conto che mi stavo annoiando. Le avventure erano tutte simili. Vado a vedere il Giappone, o faccio la guardia del corpo in Africa, o insegno Systema a Londra o Karatè a Città del Capo, o vado a caccia di animali o di fiche. E alla fine? È tutta distrazione. Ho imparato tante cose e letto tantissimi libri, ma non ci sono più giungle inesplorate e nessuno mi vuole dare una navicella antigravità per andare a visitare altri pianeti. Cosa rimane?
Una famiglia. Ed è vero. È indubbiamente l’avventura più grande.
Sai come si definisce una vera avventura? Un disastro che riesci a sopravvivere e poi racconti. E stato un macello. Piuttosto che subire certi dolori che ho subito avrei preferito mi fosse saltata via una gamba in Afghanistan o in qualche merda di posto. Ma… me ne pento? No.
Ho una figlia che adoro da una donna che per me non esiste più come io non esisto per lei. Una figliastra dalla mia terza moglie che, come la mia di figlia, ha complicato le cose tra noi in tanti modi, e un figlio di quattro anni e due figlie una di due anni e mezzo e l’altra di sette mesi, con la mia presente moglie.
È facile? No. Anche lì, spesso sarebbe più facile per me, di sicuro, fare il cecchino in una trincea Russa o Afghana o in culo ai lupi.
Ma ne vale la “pena”? Si. Mille volte si.
E cambierei qualcosa? Certo. Vorrei avere qualche milione di Euro in più, che aiuterebbe tutto di sicuro. E ci permetterebbe di fare cose in più, ma anche lì primariamente per loro, perché io di viaggi ne ho gia fatti tanti, ma vedere le loro espressioni quando imparano e vedono cose nuove è fantastico.
Non è la vita che ci fa infelici. Siamo noi e le nostre menti piccole e spiriti assediati e rimpiccioliti. La gente pensa che la felicità sia avere la libertà di fare tutte le perversioni che vogliono senza ostacoli. E non è lì. O i soldi, e certo aiutano in questo mondo malsano e caduto, ma non è lì.
E si tua moglie può essere una spacca-cazzo noiosa. E tu un represso attristito. Certo. O puoi capire, frocietto, mezza-sega di “uomo” che la vera felicità viene dal DECIDERE. Dal darti tutto, cuore, corpo e anima, e se e quando perdi la partita, come dice il poema IF di Rudyard Kipling, ricominci da capo con attrezzi rotti e nervi usurati, senza lamentarti e continuando.
Perché la vita non é il cercar di “essere felici”. Poveri mentecatti intellettuali. La vita è il VIVERE.
Sei in un mare di merda? Nuota! Sei triste? Cambia! E alla fine, se incominci a capire quello, capisci che il Cristianesimo ha ragione. Il sacrificio è un dono. Quando smetti di lamentarti come un effeminato che si piscia addosso all’idea di attraversar la strada da solo, e accetti che devi scavalcare montage usando le unghie e i denti e muscoli che non hai, allora, poi, incominci a capire il vero senso della vita.
Ma se mi sposo poi posso essere infelice? Si.
Ma se divorzio poi posso perdere la casa e/o i figli? Si.
Ma se ho dei figli poi magari sono una merda di padre? Si.
Ma se… Si. Si. Si.
Alzati, ignobile verme. Mettiti in piedi. Schiena dritta. Cammina, codardo.
Voi lì, sofferenti, pensate che il picco della civiltà siamo noi. Poveri idioti.
Il picco della civiltà era il 1095. Quando Cristiani credenti hanno venduto tutto ciò che avevano e sono andati a spaccare il culo ai mussulmani che saccheggiavano, violentavano, rapivano e schiavizzavano i Cristiani da quasi 400 anni.
E l’hanno fatto non per soldi o gloria personale, ma nel più dei casi perché erano credenti prima, e poi, in cerca di gloria solo al secondo o terzo posto. Studia la storia vera di cosa è successo nelle crociate. Studia l’assedio di Malta del 1565. Studia Leonida e i suoi 300 (più qualche migliaia di “Greci”).
Perché sei così debole, Italiano? Eravate un Popolo di gente che tagliava una collina e importava il marmo da centinaia di chilometri per farsi una villa senatoriale sui giardini Palatini.
I miei antenati, per leggenda, erano i Troiani, che hanno perso la lora guerra e loro città e terre per “amore” o una bella fica, e a giudicare dai miei antenati più vicini, e anche me stesso, ci stá. Ma siamo anche stati Normanni e Franchi. Veneti da tante generazioni. E crociati che stavano ritornando in Italia nel 1200. E si, siamo una stirpe di gente che non sa stare fermi, che esplora, conquista o si difende e sono stati bravi a uccidere e lottare per generazioni. Ma per necessità non intenzioni maligne dall’inizio.
E tu chi sei? E non importa se non sai la storia della tua gente. Perche alla fine, chi sei tu, lo decidi tu.
Tu chi sei Italiano?
Perché cosi piccolo di anima? Perché così debole?
Perché e difficile? Ma poverino. Fa la bua!
Nella chat di Bisanti, su 159 commenti, c’erano solo 3 persone che avevano una visione positiva della coppia e del procreare. Tanti erano “felici” di essere “liberi”. E uno, povero diavolo, era così sconfitto che si era arreso al non procreare al essere solo, senza amore, senza vita. In essenza, aspettando di morire e estinguere la sua linea.
E Klaus Schwab sorride. E la gente come lui continuerà a farlo, come ha sempre fatto, fino a che qualche barbaro biondo non gli staccherà la testa dal collo a calci. Ma ovvio, al presente andare degli Europei, il barbaro sarà un africano o arabo, possibilmente analfabeta, che arriverà a lui dopo che migliaia di loro sono morti cercando di scavalcare il recinto e andare oltre il suo esercito privato.
Quindi, Italiano. Alzati.
Hai tre scelte:
1. Rimani inerte. E scomparisci dalla nostra terra tu e tutto il tuo DNA, per sempre, come nebbia grigia di notte che scompare senza che nessuno senta neppure una lamentela.
2. Diventa schiavo come ti vogliono e esiti un po’ di più. Allo stesso modo che dura un po’ di più un topo di laboratorio.
3. Alzati. Combatti. Procrea. Costruisci un modo di uomini che scelgono di essere “schiavi” del loro dovere come uomini, di essere protettori di amore, giustizia, onore, famiglia.
E se sei già così morto dentro che non osi neppure rischiare, togliti dalla mia strada. Non conti. Sei solo sfumature nella distanza in un dipinto di cui non sai e non saprai mai, nulla.
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